Alcune condizioni macroeconomiche del Paese sono cambiate. L’attenta gestione della spesa pubblica, di cui va dato atto al ministro Giancarlo Giorgetti, ha -almeno temporaneamente – disinnescato la situazione di finanza pubblica fuori controllo. Si vedono gli effetti positivi sullo spread, sceso sotto i 60 punti base, con conseguenti risparmi sulla spesa per interessi (che rimane spaventosamente alta). Resta l’amarezza per gli anni in cui sono state indebitate le future generazioni per assecondare follie populiste.
Purtroppo, il peso del debito pubblico (oramai oltre i 3.110 miliardi, un macigno sull’economia reale) rimane inalterato, anzi aumenta anche solo per semplice inerzia (il costo è superiore alla crescita del Pil). L’attenzione deve andare quindi alla grande emergenza costituita dalla stagnazione del Pil che dura – con l’unica eccezione dei due anni post Covid- da oltre 25 anni.
Ma l’andamento del PIL (di qualunque economia evoluta) dipende in larga misura da due variabili: la dinamica demografica e la congiuntura internazionale, ambiti sui quali la spesa pubblica, soprattutto “a pioggia” (specialità della casa), non può fare niente. Dunque, dove si può intervenire?
Persa per insipienza del Governo Conte 2 la straordinaria ed irrepetibile occasione del PNRR, occorre concentrarsi su due macroaree di intervento: 1) l’aggiornamento della struttura produttiva del Paese, abbandonando il modello della micro-mini impresa, totalmente inadatto a fronteggiare le sfide della terza rivoluzione informatica (dopo che il Paese ha perso le prime due e una larga fetta di capacità produttiva); 2) l’avvio di un programma moderno e di lungo periodo di qualificazione della futura forza lavoro (la presente è ormai spacciata) e di aggiornamento tecnologico del Paese.
La direzione degli interventi la deve dare una visione macroeconomica dell’Italia tra dieci anni che tenga assieme: struttura produttiva, efficienza della PA, autosufficienza energetica, formazione del capitale umano. Ma su questo fronte il Governo appare debolissimo con un Ministro al Mimit desolatamente inadatto e l’opposizione concentrata solo sulla rincorsa al consenso elettorale, senza nessuna idea sul punto.
* Economista