SHOK ENERGETICO ALLE PORTE E DEBITO PUBBLICO BUSSA INESORABILE


Il macigno è sempre lì. Il debito pubblico secondo il contatore dell’Istituto Bruno Leoni ammonta ad oggi a oltre 3.156 miliardi ( il 137% del Pil) più di 53.000 euro per ogni italiano, neonati e ultracentenari inclusi. Non è solo un dato quantitativo perchè il macigno continua a gravare non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla qualità della vita dei cittadini. Condiziona l’azione dello Stato impedendogli di svolgere la sua insostituibile funzione anticiclica per la stabilizzazione macroeconomica, ovvero supportare l’economia nei momenti di difficoltà. Il macigno praticamente azzera i margini di manovra dei Governi, di qualunque composizione e colore politico essi siano. Gli italiani ci fanno i conti proprio in questi giorni, quando davanti al problema dello shock dei prezzi del petrolio per la guerra in Iran, devono prendere atto che lo Stato può intervenire solo in maniera estremamente limitata. Cinquecento milioni sono stati mobilitati per ridurre per 20 (venti!) giorni le accise e conseguentemente il prezzo della benzina di 25 centesimi al litro. Non si sarebbe potuto fare di più e c’è solo da sperare che la tempesta passi presto. E siamo dunque al solito discorso di scarsi margini di manovra perché non si deve aumentare ulteriormente le dimensioni del macigno. Situazione oggi complicata in maniera importante dal fatto che il Pil nel 2025 è cresciuto meno del previsto (0,5 invece di 0,7) e ciò ha comportato un mancato rientro nei parametri del rapporto deficit – Pil, anche se per poco (3,1% invece del 3%). Qualche numero: nel 2025 lo Stato ha speso circa 85-90 miliardi di euro per interessi passivi, senza ridurre di un solo euro lo stock del debito che anzi è aumentato per sua inerzia di oltre 130 miliardi (vedremo i dati finali). I 500 milioni per le accise visti alla luce di queste cifre manifestano tutta l’impotenza dello Stato nella reazione ad uno shock esogeno imprevisto. In valori percentuali le distorsioni della spesa pubblica sono ancora più marcate: la spesa per interessi passivi nel 2025 è risalita fino al 3,8% del Pil, ed è più o meno pari alla spesa per tutta l’istruzione, o se si preferisce, a tutta le spesa pubblica per investimenti.

* Economista

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