Adieu Madame! Era nell’aria e ne avevamo scritto in anticipo. Christine Lagarde ufficializza il suo addio alla Banca centrale europea (BCE) perché non vuole più rimanere in silenzio. Lascerà in anticipo e la data è fissata al 7 febbraio 2027, contro una scadenza naturale del mandato nell’ottobre successivo, dunque nove mesi prima. “Non posso rimanere neutrale, sono interessata alla verità che viene spesso danneggiata da rappresentazioni distorte”. perché- Madame giura- “la neutralità richiesta ai banchieri centrali, che ha definito “il prezzo della loro indipendenza”, non è più qualcosa che può accettare”. Dichiarazioni forti che aprono il dibattito e i rumors. Ma qual è la verità e quale lo scenario che si apre dopo le dimissioni anticipate da Lagarde? I nove mesi di anticipo possono servire per avere le mani libere dal vincolo di neutralità imposto dal ruolo alla Bce, e spendersi in vista delle elezioni in Patria.
In questo modo i futuri vertici della banca centrale sarebbero al sicuro dalle presidenziali francesi di aprile 2027 quando a giocare la partita può essere l’attuale presidente francese Emmanuel Macron, e non il suo successore su cui incombe l’incognita di un possibile ballottaggio Le Pen-Mélenchon. Lei, intanto, avrà la “libertà di parola” per impegnarsi a favore delle forze europeiste in Francia, fra ipotesi di un ruolo politico e un approdo alla guida del Forum economico mondiale.
Lascio “una Bce pronta per il futuro”, è il messaggio affidato ai social fra i ringraziamenti dei vertici della Commissione, dell’Eurogruppo, del Consiglio europeo, del presidente Macron e del cancelliere tedesco Merz.
I bookmaker intanto si esercitano su quale ruolo Lagarde potrebbe giocare. E fioccano i “potrebbe”. Il mese scorso aveva detto che una sua corsa alle presidenziali “non sarebbe affatto una buona idea”. “Potrebbe” spendersi per un candidato più moderato. Oppure, dicono alcuni, potrebbe guardare a un ruolo governativo operativo dopo essere stata ministro delle Finanze dal 2007 a 2011. Come esponente francese più in vista del gotha economico internazionale, “potrebbe” usare il palcoscenico della presidenza del forum di Davos: la sua nomina “potrebbe” avvenire a un meeting del board del Wef entro fine anno, in tempo perché Lagarde arrivi alle riunioni di Davos di gennaio come presidente designato.
Quella di ieri non è stata l’unica sorpresa del pomeriggio del pomeriggio economico un Bce e dintorni. Pochi minuti dopo che la BCE aveva lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento con il tasso sui depositi al 2,5%, Lagarde ha rivelato che i responsabili della politica monetaria avevano seriamente discusso la possibilità di aumentarli.
La decisione di mantenere i tassi invariati è stata unanime, ha detto. Ma il suo messaggio ai mercati è che la pausa potrebbe durare solo fino a dicembre. Uno scenario tutto da definire ricco di sorprese.