Alla fine sbotta su Fox, la sua tv. E’ un fiume in piena, la notte più lunga scorre veloce, il responso è inequivocabile. Donald incassa il colpo ma “Golia”- come di lì a poco lo chiamerà dal Texas il neo eletto ex seminarista e primo democratico Talarico- azzoppato, dopo aver detto che lavorerà con i dem (anzi, sono loro che non vedono l’ora di lavorare con lui) ne ha per tutti, insula i suoi alla Fox, la Francia e l’Italia sono Paesi ormai finiti.
La bocciatura è sonora, i primi due anni del presidente non hanno convinto gli americani alle prese con il carovita e caro carburanti, saturi delle guerre che proprio il popolo Maga ha sempre respinto.
Così hanno scelto il cambiamento e consegnato ai democratici la Camera e il Senato, consentendo loro anche di espugnare Stati roccaforte dei repubblicani come il Texas e il Kansas. Per il presidente è una sconfitta scottante, che lo rende un’anatra zoppa e gli lega in gran parte le mani per i prossimi due anni.
I candidati scelti personalmente dal presidente hanno subito pesanti sconfitte: Darline Graham in South Carolina ha gettato la spugna contro Anni Andrews, e Ken Paxton in Texas contro James Talarico, il primo dem a essere eletto al Senato nello Stato dal 1988. Nel Texas roccaforte dei repubblicani ha perso anche il governatore conservatore Greg Abbott contro la democratico Gina Hinojosa, che sarà la prima democratica a guidare lo Stato dai tempi di Ann Richards negli anni ’90. I liberal hanno espugnato anche il rosso Kansas, facendo eleggere Adam Hamilton, il primo dem dal 1932. Un importante successo lo hanno ottenuto anche in Maine, dove Troy Jackson ha battuto la veterana repubblicana Susan Collins. In Georgia il senatore Jon Ossoff è stato riconfermato e può guardare, se decidesse di correre, con ottimismo alle presidenziali del 2028. Ha vinto anche Keisha Lance Bottoms, eletta governatrice della Georgia. La prima afroamericana nella storia dello Stato. Il liberal Xavier Becerra prenderà invece il posto di Gavin Newsom alla guida della California. Vittorie importanti che mettono ora alla prova il partito democratico e lo costringono a una resa dei conti fra le sue due anime, quella moderata e quella progressista. Per ora però tutto è rimandato e c’è spazio sola per gioire di fronte a una vittoria di cui avevano bisogno per rilanciarsi e archiviare definitivamente il flop del 2024, dal quale non si è mai ripreso.