Il protagonista economico dell’anno, in senso positivo, è senza dubbio il ministro Giancarlo Giorgetti, per il rigore intelligente con cui ha tenuto sotto controllo i conti pubblici. Gli va dato atto degli ottimi risultati: spread in calo, valutazioni migliorate da parte di tutte le agenzie di rating, apprezzamento della Commissione UE, proprio da quel commissario Dombrovskis che fino a poco tempo fa molti (soprattutto nel partito di Giorgetti) guardavano stizziti quando raccomandava all’Italia di mantenere i conti in ordine. A tutto questo si aggiunge l’uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo, eredità degli anni pandemici. Di fronte a questi ottimi risultati, c’è da recriminare per il decennio perso nella follia della spesa pubblica incontrollata, periodo nel quale lo stesso Giorgetti aveva ricoperto ruoli di Governo, senza però incidere come sta facendo oggi.
Il protagonista economico negativo dell’anno è senza dubbio Donald Trump, che ha destabilizzato il commercio e l’economia globale senza offrire alcuna architettura alternativa credibile. Il tutto ottenendo risultati opposti rispetto agli obiettivi. I dazi, presentati come la “big beautiful law”, sono stati ridimensionati attraverso vari balletti e retromarce, ridotti su beni che gli Usa non producono a sufficienza, mentre per (prevedibile) paradosso sono stati pagati per una grossa fetta da consumatori e importatori americani. L’inflazione non rientra secondo le promesse e i tassi di interesse restano elevati. Nel frattempo, il dollaro si è deprezzato di oltre l’11%, creando una fuga degli investitori dal biglietto verde e il Treasury bond non è più il “free risk asset” per definizione. Particolarmente grave (e con giganteschi conflitti di interesse) il sostegno irresponsabile alle criptovalute, comprese quelle grottesche che portano il suo nome e quello della moglie. Ha demolito la credibilità della Sec, rimasta inerme davanti agli scandalosi insider dei giorni dei balletti sui dazi. Un Trump talmente inadatto da rischiare persino di inceppare la formidabile macchina economica americana: il Pil Usa cresciuto del 2,8% nell’ultimo anno dell’amministrazione Biden, con Trump si è fermato al 2%.
* Economista