Francamente sono annoiato dal dibattito che ogni anno accompagna il rito bizantino della legge finanziaria. E’ solo una corsa a piazzare qualche bandierina così da poter dire “abbiamo mantenuto le promesse”, mentre l’opposizione reclama più risorse per sanità, poveri, ecc. É così da decenni. Lo spazio mediatico riservato alla legge di bilancio è sproporzionato rispetto alla sua reale portata. Tre numeri: il Pil dell’Italia è circa 2.200 miliardi, la spesa pubblica circa 1.000 miliardi, la manovra finanziaria vale circa 18 miliardi. Meno del 2% della spesa pubblica e meno dell’ 1% del Pil.
Il punto. La stagnazione economica in Italia dura da oltre vent’anni ed affonda le sue radici nel ventennio precedente: parliamo quindi di oltre quarant’anni. Per intervenire seriamente sull’economia del Paese occorre un piano di almeno dieci-quindici anni, in grado di aggredire almeno le principali cause strutturali del declino della nostra economia. Tre i pilastri:
- investire in istruzione, a partire dalle attrezzature, dai programmi ministeriali (basti pensare alle zero ore di informatica o educazione finanzaria nei licei), e dai docenti che da un lato devono essere valorizzati economicamente, dall’altro devono adeguare la propria preparazione. Bisogna attrarre le migliori menti, che oggi invece disdegnano la scuola.
- cambiare il modello produttivo del Paese, abbandonando l’idea che “piccolo è bello”. Le piccole e micro-imprese che hanno trainato lo sviluppo negli anni del miracolo economico, oggi sono inadeguate a cavalcare il processo tecnologico, lo subiscono e ne restano schiacciate. Per fare questo, nel Paese ci deve essere un vero mercato borsistico per consentire alle imprese di reperire capitali di lungo periodo per crescere ed aggiornare la propria governance.
- rendere l’Italia autosufficiente dal punto di vista energetico. Alla politica spetta la scelta del mix delle fonti. Qualunque sia la combinazione, l’obiettivo deve essere quello di azzerare la dipendenza dell’Italia dai mercati esteri, la conseguente fragilità e l’eccessivo costo dell’energia.
Nessuno di questi tre punti viene neppure sfiorato dalla legge di bilancio. Ecco perché il dibattito mi annoia.
* Economista