La Bce fa scattare un nuovo semaforo rosso sull’affaire oro. Fdi ci prova con un emendamento in Manovra. Ma la Bce rincara: “Le modifiche apportate in una nuova formulazione non bastano, non è ancora chiaro quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista”, puntualizza l’Eurotower e invita il governo a ripensarci: “Riconsideri”, dice.
Ma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fornirà presto alla Bce, forse già martedì, “tutti i chiarimenti necessari” e – secondo quanto riporta l’Ansa – sarebbe “fiducioso che tutto si risolva”.
Ci riferiamo alla cosiddetta tassa sull’oro da investimento e la gestione delle riserve auree della Banca d’Italia e al dibattito politico sulla manovra di bilancio per il 2026. Il primo punto stima un gettito fiscale di 2 miliardi di euro da una aliquota agevolata (tra il 12,5% e il 13% anziché il 26%: la percentuale non è stata ancora definita) sulla rivalutazione dei metalli preziosi allo stato grezzo o monetato posseduti alla data del 1° gennaio 2026.
Quanto vale l’oro di Bankitalia e perché la Bce fa muro
Riserve auree per 274 miliardi di euro, oltre 95mila lingotti d’oro detenuto dalla Banca d’Italia nei suoi forzieri sotterranei e in altri paesi (il 43% è negli Stati Uniti), al centro del dibattito politico per un emendamento alla manovra di Fratelli d’Italia, “è proprietà dell’Istituto” ed “è parte integrante delle sue riserve in virtù del Trattato Ue e dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Bce”.
E’ quanto si legge nel sito dell’istituto centrale.
Ai valori attuali di mercato, vale 274 miliardi di euro grazie ai fortissimi aumenti di questi anni delle quotazioni. La Banca è istituto di diritto pubblico che opera nel pubblico interesse e la sua indipendenza è garantita da norme Ue e nazionali.