Tagliare le accise sulla benzina per ridurre il prezzo alla pompa, è una misura iniqua, inefficiente ed economicamente insostenibile.
1)È iniqua perché è un sussidio generalizzato che non distingue tra redditi alti e bassi, né tra utilizzi essenziali e consumi superflui. Ad esempio, un’auto di grossa cilindrata assorbe 6 volte il sussidio dato a favore di un consumatore a basso-medio reddito.
2)È inefficiente, perché la trasmissione del taglio delle accise ai prezzi finali è tutt’altro che automatica. I prezzi dei carburanti sono notoriamente “vischiosi”: questo vuol dire che aumentano con estrema rapidità, ma scendono con lentezza e in modo disorganico. Concretamente, una parte rilevante del beneficio fiscale si disperde lungo la filiera, senza tradursi in un minor prezzo per il consumatore. Impensabile controllare ogni giorno anche una minima parte dei 22.000 distributori di benzina.
3) È, infine, economicamente insostenibile. Un taglio delle accise per poche settimane è costato circa 500 milioni di euro; estenderlo fino a maggio costerà in totale più di un miliardo. Durante il Governo Draghi, a seguito della crisi innescata dall’aggressione russa all’Ucraina, il costo complessivo dell’intervento (carburanti, gas, elettricità) ha superato i 7 miliardi di euro. In totale 8 miliardi in 4 anni, praticamente metà del Ponte sullo stretto. Solo che il ponte non c’è.
Il punto. Questi sussidi sono risorse sottratte ad altri impieghi; bisogna quindi essere chirurgici perché si traducono in maggiori imposte future oppure in minori servizi pubblici attuali.
Proposte: Nell’immediato, strutturare supporti mirati e non generalizzati; ma contemporaneamente investire per arrivare nel medio termine alla autosufficienza energetica. Invece: due referendum hanno bocciato il nucleare; le trivellazioni nell’Adriatico sono state bloccate; per incapacità progettuale del Governo Conte 2 è stata persa l’irripetibile occasione del Pnrr per investire in impianti per la produzione energetica; tornati in vigore i vincoli di bilancio, il Governo Meloni ha partorito solo l’idea dell’Italia come hub energetico, idea risibile perché non influisce né sulle strozzature a monte, né sui prezzi a valle.
* Economista