Stellantis sprofonda in rosso e la scia della notizia tiene banco per giorni. Analisti e giornali fanno rimbalzare i numeri e si rimproverano gli errori dell’ex ad Tavares, la sua mancanza di visione, i danni dell’elettrico.
L’ad Antonio Filosa spiega in conference call perché il reset è decisivo per tornare a crescere e come nel 2026 la società tornerà a crescere. La colpa? Ma naturalmente dell’auto elettrica, cerca di mitigare il colpo Filosa. L’abbiamo sopravvalutata, dice, e ora occorre pulizia nel bilanci, preannuncia. Ma il colpo, l’ultimo in ordine temporale, non è un caso né in un incidente di percorso.
I dati con i quali oggi si presenta al mercato oggi sono i seguenti: ventidue miliardi di euro di oneri straordinari per rivoluzionare la strategia e rialzarsi dopo le difficoltà, una perdita netta tra i 19 e i 21 miliardi di euro attesa per il secondo semestre, guidance 2026 peggiore delle attese e, per forza di cose, sospensione del dividendo per l’anno in corso.
Gli analisti ci danno sotto: i dati sono stati peggiori delle attese”, dicono da Equita, secondo cui “anche le stime per il secondo semestre 2025 e le guidance 2026 sono inferiori alle attese”
E il gruppo automobilistico si aspetta poi una perdita netta tra 19 e 21 miliardi e un cash flow dalle attività operative tra -2,3 e -2,5 miliardi. Il free cash flow delle attività industriali è atteso tra -1,4 e -1,6 miliardi. Il colosso spera nelle consegne: il gruppo stima che, nel quarto trimestre, le consegne consolidate salgano del 9% su base annua a 1,5 milioni di unità, spinte dal Nord America (+43% a 422.000 unità) e ulteriormente supportato dalla crescita su base annua delle consegne in Sud America (+7% a 277.000) e in Medio Oriente e Africa (+2% a 134.000). Se l’Europa allargata va giù (-4% a 667.000) per l’effetto combinato di un mercato dei veicoli commerciali leggeri in contrazione e di pressioni competitive, crescono invece le consegne in Cina, India e Asia Pacifico (+20% a 18.000).
Ma la situazione critica in cui versa Stellantis, senza interventi di Ue e Governo italiano, rischia di portare a licenziamenti in Italia. Per contrastare la concorrenza asiatica, i vertici di Stellantis Antonio Filosa, e di Volkswagen, Oliver Blume, nei giorni scorsi con un intervento congiunto, sembra hanno chiesto alla Ue di “tutelare la produzione dell’industria automobilistica del Vecchio continente attraverso il riconoscimento del Made in Europe, introducendo un sistema di etichettatura dei modelli prodotti in Europa e incentivi nazionali all’acquisto di veicoli elettrici”. E il super danno, il prezzo, lo pagano gli operai e i lavoratori dell’ex Fiat.