PIL SU E NASCITE AL PALO, L’ITALIA A DUE VELOCITÀ

Quando intorno ad un tavolo ci sono due economisti, ci sono almeno tre opinioni. Può sembrare una boutade, e forse lo è, ma in realtà può anche indicare la complessità dei fenomeni macroeconomici, che quasi mai si prestano a quelle semplificazioni, grossolane e di immediata percezione, cui ci ha (male) abituato il mondo velocissimo nel quale viviamo.

È il caso, ad esempio dei dati sul Pil pro capite negli ultimi 10 anni, diffuso nei giorni scorsi dall’Ocse.

Il Rapporto certifica che dal 2014 al 2023 il Pil pro-capite dell’Italia è cresciuto del 1,1% annuo, ben al di sopra di Francia e Germania (+ 0,7%). Restringendo l’arco temporale al “pre e post” Covid (2019-2023), i dati sono ancora migliori: la crescita in Italia è stata del +5,6%, quella della Francia del +0,5%; addirittura negativa quella della Germania -1,7%. Dunque, addio crescita dello zero virgola che ci ha relegato per oltre due decenni al posto di fanalino di coda di tutta la Ue?

Eppure, dall’altro lato, se si esaminano i dati della crescita del Pil in valore assoluto dal 2000 al 2023 verifichiamo che l’Italia è quella che è cresciuta di meno in tutta la Ue, accumulando un enorme gap (il 29 %) sulla media. Inoltre, se apriamo l’home page del sito dell’Istat troviamo in bella evidenza un grafico interattivo dove si può visualizzare molto intuitivamente che il nostro Pil del 2023 è inferiore a quello del 2008. Anche quello pro-capite.

Questi dati sono apparentemente contraddittori o sono realmente contraddittori? Una volta puntualizzati i numeri – oggettivi – si passa nel campo delle ipotesi interpretative ed ognuno dice la sua.

Una ipotesi è che la migliore performance sia dovuta agli effetti dei superbonus edilizi, ma non voglio sprecare lo spazio e il tempo dei lettori a commentare una simile idiozia, smentita dall’Istat in maniera insuperabile.

Un’altra ipotesi, maggiormente sensata, è che il dato sul pil pro capite (che si ottiene -semplificando -dividendo il Pil totale per il numero degli abitanti) è aumentato perché dal 2014 al 2023 è diminuita in maniera significativa la popolazione.

Questo spiega convincentemente il buon dato del pil pro capite, ma il calo demografico non può spingere ad alcun ottimismo.

* Economista

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